Under 14 – Castelli di sabbia

Castelli di sabbia

di Paola Puliani

Tutor: Claudia Marinelli – Scuola: I.C. Parco degli Acquedotti di Roma

 

Guardo il mare senza riuscire a entrare nell’acqua. Sono fermo sul bagnasciuga con le onde che mi sbattono sui piedi, ma non riesco ad entrare. Io lo so perché, questo momento avrei dovuto viverlo con Babu, non da solo. Avevamo fantasticato su questo momento per tutto il viaggio. Guardo il braccialetto marrone che ho al polso, è l’unica cosa che ho di lui. Non una foto, non un disegno, niente, lui vive nel mio ricordo.

Noi due dovevamo essere compagni di un’avventura, di questa avventura. E invece sono rimasto solo. Mi ci sono voluti 5 anni per riuscire a venire qui. Adesso ho 20 anni, un lavoro, e mi sto per laurearmi in medicina. La laurea in medicina era quello che voleva Babu, era il suo sogno, voleva fare il neurochirurgo.

Muovo un passo, ma poi torno indietro. Forse non sono ancora pronto. La verità è che ho paura. La prima volta che ho visto il mare è morto il mio più caro amico. Ci conoscevamo solo da qualche ora è vero, ma in quel momento era tutto ciò che avevo, e io ero tutto ciò che aveva lui.

Eravamo capitati vicini su quella barca stracolma di gente che ci avrebbe portato dal Marocco all’Italia, e lui mi aveva offerto un fazzoletto dato che io continuavo a vomitare dentro una busta di plastica.

-Soffri di mal di mare?- mi ha chiesto.

-Io… non lo so, non ero mai stato al mare-

-Ma come non eri mai stato al mare?-

-No, problemi?-

-Assolutamente no. Neanche io c’ero mai stato- ha detto, ed è scoppiato a ridere.

Io ho strabuzzato gli occhi credendo che fosse pazzo, e forse lo era davvero, un po’ pazzo. Poi, improvvisamente, si è fermato, mi ha guardato negli occhi e siamo scoppiati a ridere entrambi. Non ridevamo per un motivo preciso, ma a pensarci bene, in quel momento, mi sono reso conto che era da tanto che non ridevo così con qualcuno.

-Quando arriviamo in Italia dobbiamo andarci insieme al mare, a quello della Sardegna che è il più bello- mi ha detto.

-Ma se neanche ci conosciamo-

-Piacere, io sono Babu, e tu?-

-Azif…-

-Perfetto, ora che ci conosciamo vieni al mare con me?-

-Ma non è così facile, non basta dirsi il nome per conoscerci-

-Uffa, al mare ci vado da solo allora- si è sdraiato nel piccolo spazio che gli era toccato.

-Ma io ci voglio venire al mare con te- e mi sono sdraiato accanto a lui.

-E allora perché rompi, vienici e basta-

Siamo rimasti così per un po’ a guardare il cielo.

Sono sempre fermo nello stesso punto. Non vado avanti, ma neanche indietro. Solitamente pensare a queste cose mi mette tristezza. Oggi invece no, oggi mi rende felice. Sono felice di essere venuto al mare. Per Babu. E magari il bagno potrò farlo un’altra volta, più avanti, quando mi sentirò più pronto.

Nell’acqua c’è tanta gente, la mia attenzione si sofferma su un papà che prende sua figlia in braccio e poi la lancia nell’acqua. Lei ride, avrà più o meno 6 anni. Indossa un costumino rosa con dei fiori colorati e ha i capelli biondi legati in due treccine.

Babu mi aveva detto che avrebbe voluto una bambina quando sarebbe diventato più grande. È stato mentre guardavamo il cielo.

-Cosa vuoi fare quando arriviamo in Italia?- gli avevo chiesto.

-In che senso?-

-Hai dei sogni?-

-Certo. Voglio studiare medicina, diventare un chirurgo, un neurochirurgo. Voglio vivere in una casa grande, con un bel giardino, e avere tanti animali, cani e gatti. E poi voglio avere una figlia, una sola, e femmina. E tu? Cosa vuoi fare?-

-Io… in realtà non lo so-

-E allora che ci vai a fare in Italia se non hai neanche un sogno?-

-Perché voglio lasciarmi alle spalle quello che mi è successo in Marocco, ricominciare-

-E che è successo in Marocco?-

Non avevo mai raccontato questa storia a nessuno. Ma sentivo che era arrivato il momento di farlo, e forse Babu era davvero la persona giusta –Io avevo un fratello. Eravamo molto uniti. I nostri genitori sono morti quando eravamo molto piccoli, a causa della guerra, e da quel momento ce la siamo dovuta cavare da soli. Un giorno stavamo giocando a acchiapparella sul marciapiede. Io l’ho spinto, lui è caduto in strada, e una macchina l’ha messo sotto. Ed è… morto- mentre lo dicevo ho continuato a guardare il cielo. Lui sarebbe potuto essere lì, ad ascoltarmi.

Babu mi ha abbracciato, e quell’abbraccio mi ha fatto incredibilmente bene.

-Mi prometti una cosa? Quando saremo in Italia, non ci lasciamo mai, viviamola insieme questa avventura. Okay?-

-Okay- mi ha guardato –Posso darti una cosa?- mi ha preso la mano e ci ha legato intorno un bracciale –vedi? Io ce l’ho uguale, questa è la nostra promessa di amicizia-

Gli ho sorriso, mi ha sorriso.

Credo che questo sia stato il momento più bello della mia vita. Sento qualcosa di bagnato scendere sul mio viso, sono lacrime. Non sono né lacrime di gioia né di tristezza, perché non sono né felice né triste. Non so cosa sono. Mi siedo sulla sabbia, e continuo a guardare il mare, e a pensare, a ricordare.

Quando è venuta la notte il mare ha iniziato ad agitarsi. Era buio e freddo. Io e Babu avevamo passato tutto il viaggio a ridere e scherzare, e ora eravamo quasi arrivati, ce la stavamo facendo.

Babu mi stava raccontando di una volta che era stato in Francia, quando suo padre era ancora vivo quando abbiamo sentito un urlo. Sulla barca si è creato il panico, tutti cercavano di capire cosa fosse successo. Ci arrivò una voce: che dell’acqua stava entrando nella barca, non si sapeva bene da dove, e che presto saremmo affondati. Non era sicuro, e io e Babu ci ripetevamo che no, non era vero, ma entrambi avevamo molta paura.

Alla fine è successo, la barca è affondata. Di quel momento ho ricordi molto confusi. Non ricordo niente a parte l’arrivo dei soccorsi. Quando all’improvviso ho un flash.

Io e Babu siamo nell’acqua.

-Azif?- dice.

-Si?-

-Promettimi che andrai al mare della Sardegna anche per me, che farai il bagno anche per me e che costruirai un castello di sabbia anche per me. Promesso?-

-Promesso-

E poi Babu non c’è più. È scomparso tra le onde.

Mi alzo in piedi ed entro nell’acqua. Mi immergo completamente e rimango lì a guardare il cielo, a parlare con Babu e con mio fratello. Chissà, magari si sono conosciuti lassù.

 

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