13 domande a… Cinzia Pierangelini

Cinzia Pierangelini

Cinzia Pierangelini, docente di violino, vive a Messina. Incomincia a scrivere nel 2004 ed esordisce nel 2005 con la raccolta di racconti Dall’ultimo leggio, cui seguono i romanzi Eraclito e il muro (2006), ‘A jatta (2008), Sangue garofano e cannella (2011), In principio fu il mare (2011), 21 Racconti (2014) e i fantasy per ragazzi Draghia, con lo pseudonimo di Key Pendragon (2008), Il professor Scelestus (2009), Tatanka (2013). Nel 2011 vince il premio “Gazzara” al Salone del Libro di Messina. Nel 2015 ‘In principio fu il mare’ ottiene il premio Assoartisti (Roma). Nel 2016 ‘Il campione’ è tra i 10 premiati al concorso Io Scrittore (Mauri Spagnol- Gems) e in attesa di essere pubblicato in ebook da Gems, appunto. Suoi racconti, vincitori di premi e selezioni, sono stati pubblicati su importanti antologie e riviste letterarie.
Blog: cochina63.altervista.org

1.    Cosa ti ha spinto a scrivere?
Ho sempre scritto, sin da bambina – diari, poesie, lettere – tra l’altro vengo da una famiglia in cui tutti, nel loro piccolo, si sono cimentati per diletto nell’arte della scrittura e in quella musicale e pittorica. Insomma, nel sangue scorreva voglia di esprimersi, evidentemente! Ho capito di poter scrivere qualcosa che non fosse autobiografico molto tardi, però, nel ’94. Prima mi bloccava l’idea che un libro fosse qualcosa di sacro, destinato a menti più elevate. Scrissi il primo racconto durante una tournée con il maestro Piovani, stimolata da un gioco (una gara di racconti anonimi da votare) che la compagnia faceva ogni tanto; il primo romanzo invece lo scrissi per mia figlia, ancora piccola, che non amava leggere, per invogliarla; fu pubblicato molto più tardi (Il professor Scelestus) e con mia grande gioia e ha ancora grande successo tra i bimbi. Servì da apripista: scoprii che, misteriosamente, sapevo scrivere un romanzo senza alcuna fatica. Devo aggiungere, però, che ho sempre letto molto, soprattutto da giovane, e miglior palestra credo non esista.

2.    Qual è stata la reazione dei tuoi conoscenti?
Chi mi conosceva dai tempi della scuola non si è affatto meravigliato, già allora gongolavo quando c’era il tema in classe e il mio tema per il diploma fu un vero successo; gli amici musicisti… beh, non tutti sono grandi lettori (la musica impegna davvero tanto! fisicamente e mentalmente) ma mi sono stati vicini, anche se non son sicura abbiano letto tutti i miei libri.

3.    Qual è stata la reazione dei tuoi familiari?
Anche loro si son sorpresi poco e hanno seguito le varie tappe con affetto e trepidazione, spesso consigliandomi e criticandomi anche; restano i miei primi lettori, feroci alcuni (fortunatamente).

4.    Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rimettono le mani mille volte sui loro lavori; e altri che scrivono d’istinto frase dopo frase fino a comporre un romanzo. Tu che tipo di scrittore sei?

Assolutamente istintivo. Mai fatto scalette né pensato in anticipo a cosa o come scrivere, né ai personaggi, alla conclusione… nulla! Scrivo, potrei dire, sotto dettatura di una vocina interiore, partecipo della vita della storia, mi commuovo e sorprendo durante il cammino. Per tutto ciò lo trovo molto divertente, appassionante. Se ci fosse un lavoro antecedente, un quadro generale, probabilmente mi annoierei a morte. Insomma, scrivo come se leggessi il libro di un altro. Dalla prima stesura al prodotto finito non c’è mai grande differenza: correggo sviste ed errori, magari sposto un capitolo ma il libro è sempre quello buttato giù a… orecchio, direi utilizzando una tecnica musicale.

5.    Ci sono luoghi o ambienti in cui riesci a farlo meglio?
Lo farei meglio nel mio studio, se l’avessi! Non ho, purtroppo, un posto mio per scrivere. L’indispensabile, però, è il silenzio assoluto. Impossibile, per esempio, ascoltare musica in sottofondo come fanno molti, forse perché da musicista due discorsi da seguire sarebbero troppi!

6.    Lavori tutti i giorni?
Magari! Sono una docente, una violinista, una mamma (di una ragazza e di una cagnetta), una casalinga, una figlia, una moglie… Scrivo quando posso, nel weekend, spesso il mercoledì ché entro a lavoro un po’ più tardi.

7.    Credi di riuscire a giudicare il tuo lavoro quando è terminato?
Non immediatamente: posso sentirmi soddisfatta o meno, questo sì, ma ho bisogno di lasciar decantare per capire se il lavoro ha un senso. In ogni caso sono fortunata, molto, qualsiasi cosa abbia scritto ha trovato posto sulla carta e senza alcun tipo di esborso da parte mia, di questi tempi è un lusso! D’altronde, se dovessi pubblicare a pagamento non lo farei, non avrebbe senso.

8.    Quando hai scritto il tuo primo libro?
Il primo libro pubblicato, e per me fu una sorpresa incredibile, risale al 2005; era una raccolta di racconti, molti già vincitori di concorsi (banco di prova che all’inizio mi ha dato la forza di credere in questo sogno).

9.    Esiste un legame tra te e i personaggi dei tuoi libri o sono solo frutto della tua immaginazione?
Credo che in ogni cosa che scriviamo, persino nella nota della spesa (che parla dei nostri gusti, esigenze, etc.) sia impossibile tenere fuori noi stessi, le esperienze, le persone che conosciamo, gli affetti, la rabbia, l’amore, la delusione che la ‘nostra’ vita ci ha destinato. I personaggi, però, sono immaginari e questo mi permette di essere totalmente libera nel creare loro un’esistenza reale.

10.    Qual è il tuo libro a cui ti senti più legata e perché?
C’è tanto di me in tutti i libri, non riesco proprio a scegliere, amo pagine di tutti, preferisco l’atmosfera di uno e il personaggio di un altro. immagino sempre di dover ancora scrivere ‘il libro’, però, e quindi non demordo!

11.    Il tuo ultimo lavoro?
Ha un titolo provvisorio, forse Il campione; titolo profetico, dato che è risultato tra i dieci vincitori del mega-concorso Io scrittore di Mauri Spagnol con circa 4000 romanzi in gara. Dovrebbe uscire in e-book a breve per Gems e raccoglie i miei grandi amori: i cani, la musica, l’insegnamento, le madri.

12.    Ci consigli un libro che non hai scritto tu?
Uno?! Uhhh, no! non riesco. Potrei proporre Pinocchio o Alice nel paese delle meraviglie, mi hanno scioccato entrambi per motivi diversi o magari la favola ‘La capretta di padron Seguin’, cui devo le mie più nobili aspirazioni nella vita e forse anche l’abitudine alle grandi sconfitte. Se posso dare un consiglio, sebbene sia difficile data la mole di libri pubblicati annualmente, consiglierei di leggere più scrittori italiani contemporanei, boicottando le case editrici a pagamento (che hanno inquinato il mare dell’arte come alghe tossiche) a favore delle piccole e serie case indipendenti, che si sforzano di produrre ancora lavori non soggetti alle squallide leggi di mercato. Su internet ci sono interi elenchi chiarificatori in questo senso. Io non leggo più neanche gli auto-pubblicati, a essere sincera; il mio mestiere mi ha insegnato la severità, la necessità di un giudizio esterno, di un esame, una scrematura… qualcosa di obbiettivo che legittimi il proprio lavoro senza alcun dubbio.

13.    Il tuo prossimo lavoro o quello su cui stai già lavorando?
In questo momento sto provando, su richiesta, a cimentarmi con il monologo lungo, non sono ancora soddisfatta dell’impresa, però; quando concluderò, spero che (come sempre mi accade) un mattino, appena sveglia, una frase venga a solleticarmi la fantasia, e da quella frase mi auguro partirà un nuovo romanzo o almeno un racconto. È sempre successo così e la prima frase non l’ho cambiata mai. Attendo fiduciosa, dunque.

 

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