13 domande a… Maurizio Centi

Maurizio Centi

Maurizio Centi è nato nel 1959 a Roma, dove tuttora vive, lavora come doganiere e scrive.
Ha esordito nel 2008 col romanzo I panni sporchi, al quale hanno fatto seguito l’antologia di racconti Fuori dalla tana nel 2010 (pref.ne Claudio Lolli), la plaquette Due racconti l’anno successivo, l’antologia di racconti Lampi al magnesio nel 2013 e di recente, nel 2016, il romanzo storico Caravaggio in fuga nelle terre degli Aldobrandini.
Nel 2010 è stato inoltre il curatore dell’antologia Racconti di frontiera (pref.ne Prof. G. Ruozzi, Dip.to Italianistica Università Bologna), 25 racconti liberamente ispirati al tema della frontiera scritti dai doganieri italiani.
I suoi racconti, spesso vincitori o finalisti di concorsi letterari, si trovano in diverse antologie di AA.VV. (Perrone Lab, Makenoise, Lab. Gutenberg, AssoPiù, Drengo, Giulio Perrone, Ibiskos Risolo, Ilmiolibro.it, Cultura Fresca, Herald, L’Unità).

1. Cosa ti ha spinto a scrivere?
La stessa cosa che nel corso del tempo mi ha spinto prima a suonare e poi a dipingere, e di cui però non saprei dire il nome. So solo che mi è sempre piaciuto tentare di esprimere quello che mi passa dentro per il solo gusto di provare a farlo e di riuscire a trasmettere emozioni. Per questo motivo non mi è mai piaciuto definirmi uno scrittore, né mi convince troppo chi lo fa, ma una persona a cui piace scrivere.

2. Qual è stata la reazione dei tuoi conoscenti?
Che dire. Molto spesso chi ti sta più vicino, con le dovute eccezioni per fortuna, è chi ti prende meno sul serio. Ciò nonostante non posso lamentarmi.

3. Qual è stata la reazione dei tuoi familiari?
Penso che per un qualunque autore l’ambito familiare sia spesso il meno adatto ad attendersi reazioni particolarmente significative.

4. Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rimettono le mani mille volte sui loro lavori; e altri che scrivono d’istinto frase dopo frase fino a comporre un romanzo. Tu che tipo di scrittore sei?
Pur appartenendo a pieni voti alla seconda specie, anche perché più adatta a chi ha poco tempo a disposizione e scarse occasioni di concentrarsi quanto vorrebbe, di recente comincio a sentire l’esigenza di un abbozzo di pianificazione di quello che ho intenzione di scrivere, e chissà col tempo come andrà a finire. In ogni caso sono un feticista della lingua italiana, il che mi rende poi molto pignolo rispetto a quello che scrivo.

5. Ci sono luoghi o ambienti in cui riesci a farlo meglio?
Sono particolarmente ispirato a scrivere soprattutto quando mi allontano qualche giorno dall’ambiente urbano. Evidentemente il fatto stesso di frequentare luoghi meno chiassosi e spersonalizzati e con un contatto maggiore con la natura riesce a suscitarmi delle immagini più legate al mio temperamento.

6. Lavori tutti i giorni?
Beh, attualmente è un lusso che non posso permettermi, ma non appena avrò più tempo mi ci dedicherò senz’altro.

7. Credi di riuscire a giudicare il tuo lavoro quando è terminato?
È triste ammetterlo, ma penso di no. Si è troppo immersi nel proprio lavoro per poterne poi valutare la bontà, il che risulta evidente quando si rimette il naso dentro un proprio scritto dopo averlo fatto decantare per un po’ di tempo e si rimane stupefatti dalle incongruenze o dalle forme espressive poco felici in cui ci si imbatte. In questo senso ho sempre sperato di poter contare su qualcuno che scrive come me (ma che, ovviamente, non mi sia particolarmente legato) e che ha il mio stesso problema, per scambiarci dei “giudizi” con la massima libertà. Ne conoscete uno?

8. Quando hai scritto il tuo primo libro?
I panni sporchi l’ho scritto tra il 2006 e il 2007. Scrivo da quando ero bambino, raccontini, piccole cose, ma non avevo certo mai pensato di potermi misurare col romanzo. In quegli anni cominciai un po’ per gioco, partendo dall’idea della scomparsa di una persona cara in quel momento della mia vita. Poi, pagina dopo pagina, riuscii a portare a termine il lavoro, divertendomi non poco a farlo.

9. Esiste un legame tra te e i personaggi dei tuoi libri o sono solo frutto della tua immaginazione?
Chi dice di no dice quasi sempre una bugia o una mezza verità. Viviamo in questo mondo, coltiviamo sogni e aspirazioni e non possiamo quindi non lasciarcene influenzare, anche se poi una fervida immaginazione mi sembra indispensabile. Altrimenti anziché romanzi scriveremmo relazioni.

10. Qual è il tuo libro a cui ti senti più legata e perché?
Sicuramente il primo, I panni sporchi. Non ho mai nascosto che mi piacerebbe prima o poi poter rimetterci le mani, visto che ci trovo tutte le incertezze e le esitazioni del principiante, ma gli sono lo stesso molto affezionato.

11. Il tuo ultimo lavoro?
Caravaggio in fuga nelle terre degli Aldobrandini, scritto assieme a Marco Passeri. È un libro legato indissolubilmente al mio paese d’origine, Carpineto Romano, alle sensazioni che mi evoca e alle molte persone che hanno collaborato alla sua stesura.

12. Ci consigli un libro che non hai scritto tu?
Non è facile sceglierne uno solo. Ad esempio ho letto di recente Roberto Bolano, I detective selvaggi: una scrittura strabiliante, fusa ad un livello di libertà creativa ed espressiva assoluto. Ma, tanto per dire, ho anche una vera e propria passione per Georges Simenon, non tanto per i suoi Maigret quanto piuttosto per i suoi romanzi “psicologici”.

13. Il tuo prossimo lavoro o quello su cui stai già lavorando?
Un’ideuzza in effetti ci sarebbe già, anche se mi sembra davvero troppo presto per parlarne. Quel che è certo è che di recente ho la tendenza a calarmi in alcune vicende storiche che per una ragione o un’altra mi attraggono particolarmente; per prima cosa ne ricostruisco quanto più rigorosamente possibile il contesto e dopo vado in cerca al loro interno di zone d’ombra accattivanti (ci sono sempre, basta cercarle), che poi mi piace riempire di contenuti plausibili e allo stesso tempo molto personali. L’ho fatto di recente con il Caravaggio in fuga e vediamo il futuro cos’altro mi riserva.
È inoltre in pieno corso un progetto di crowdfunding relativo al mio romanzo “Pinocchio dell’acqua”, che colgo l’occasione per invitare a sostenere. È una sfida che mi piacerebbe vincere.

 

 

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